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Bang bang!
Bang! L’ho sentito dire: primissimamente c’era solo una zuppa di quark, quasi una tabula rasa:
niente elettroni o protoni, niente neutroni e manco neuroni, ogni forma conosciuta evasa.
Poi ci fu quel bang (ancora mormora di soppiatto) e tutto si riempì e divenne fin troppo Big.
Ora, lo schianto di un moscerino sul parabrezza, ha l’effetto di una sconfitta in Champion League
e crea, per forza d’urto dinamica, uno scompiglio di proporzioni eccezziunali in te lo core:
tutto sbraita, a 360°, e noi, stornelli storni in burnout, strilliamo a caso: “è arrivato l’invasore!”
Quel tutto, quel tanto cresciuto dal nulla, ha trafitto i nostri DNA, un big ci corrode dentro,
e s’allarga, inesorabile, in ogni direzione. In questo stato delle cose, avremmo bisogno di una intro
melodica, prima dell’inizio della parodia, di un sostegno, di un guscio germinativo protetto,
capace di rigenerare, di idratare e di far respirare, in simbiosi con il bello, il nostro intelletto.
Orfani di slancio, perso il bang, siamo sotto-scacco, sotto-smacco, sottovuoto al buio dell’era A-lysis
vagabondiamo frammentati, alla ricerca tragico-comica di saziare una fame onnivora insatiàbilis
senza riconoscere surplus d’emissioni o puzzo d’ego malato. Eravamo cacciatori quasi sublimi,
ora mantechiamo, irrisi, nel me ne frego, alla stregua di filantropi di scazzi, senza più aver canini.